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Festa Democratica Genova: Dario Franceschini

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Tra noi e i cugini d'oltralpe il paragone tra chi "sta meno peggio" arriva spontaneo al dibattito alla Festa Democratica di Genova. E ci vede perdenti. Sul palco si incontrano Pierre Moscovici, deputato al Parlamento francese, già Ministro per gli Affari Europei,  l'on. Dario Franceschini, presidente gruppo PD Camera dei Deputati e Giuseppe Pericu, già Sindaco di Genova.  A fare gli onori di casa Victor Rasetto, segretario PD Genova.

"Nello scambio noi ci guadagneremmo - commenta Franceschini - , ma non potremmo mai fare un simile dispetto agli amici francesi. Quantomeno Sarkozy compete con le forze progressiste francesi sul tessuto di regole costituzionali. Invece Berlusconi mette costantemente in discussione i cardini della democrazia, i poteri dello Stato e il rispetto degli organi di garanzia".

A indicare uno per uno i tratti comuni tra il capo del governo italiano e il presidente della Repubblica francese ci pensa Pierre Moscovici:

"Populismo, nazionalismo, capacità di giocare coi media e un rapporto intimo con i potentati economici. Ecco quanto li accomuna in negativo. Il rischio che corriamo oggi è un ulteriore aggravamento, una berlusconizzazione della Francia. Ecco perché è importante che entrambi perdano le prossime elezioni politiche".
Un risultato che passa anche attraverso una nuova legittimazione democratica. Della politica e delle forze progressiste. A livello nazionale ed europeo "soprattutto se consideriamo che al Parlamento Europeo siedono 130 deputati che appartengono a partiti euroscettici" sottolinea Victor Rasetto, segretario PD Genova.
"Sinistra e centro sinistra - dichiara Pierre Moscovici - hanno perso molte elezioni politiche in Europa. Credo che il problema stia nel fatto che in questi anni non abbiamo saputo reinventare la nostra tesi e non abbiamo rafforzato la base elettorale. Anche forte di questa questa nostra incapacità, la destra è andata e va avanti cavalcando la paura che lei stessa alimenta nei cittadini di fronte alla crisi economica. E invece la risposta alla crisi, legata all'eccessiva finanziarizzazione dell'economia, dovrebbe venire anche dalla politica economica e sociale di un'Europa forte".

Che invece oggi non esiste. Perché a farne parte sono politici prevalentemente euroscettici. Con il risultato di una Commissione europea paralizzata, il cui presidente non ha "volontà europea", ma pensa solo agli accordi tra i singoli Stati.

"L'Europa nasce impostata nella logica del mercato comune e del libero scambio - riflette Giuseppe Pericu - e questa matrice commerciale la condiziona tutt'oggi nella possibilità di operare una vera politica. Come progressisti europei oggi il nostro compito è quello di mettere in campo una politica di valori diversi da quelli della destra, come ha fatto Obama; occorre un nuovo patto politico alla base dello stare in Europa".
Ecologia e sviluppo sostenibile, ridistribuzione della ricchezza, attenzione e sostegno al settore agricolo, apertura all'immigrazione. Sono alcuni dei punti che la sinistra progressista, secondo Moscovici, deve mettere nella sua agenda. A livello nazionale ed europeo, perché senza una politica economica e sociale comune "la qualità di vita continuerà a declassare, i cittadini nutriranno sempre dei dubbi  verso l'Europa che, più che soluzione, diventerà così un  problema".

Un pensiero condiviso anche dal presidente del gruppo PD alla Camera, che rilancia il ruolo dell'Europa.
"Oggi la dimensione europea delle scelte è imprenscindibile - conclude Dario Franceschini - , fa parte del nostro futuro se vogliamo averlo. Di fronte alla globalizzazione e all'avanzare di nuove potenze economiche come la Cina, non possono più esserci politiche nazionali nel campo dell'economia e delle infrastrutture. Ma non solo. A mio avviso ci sono due strade che ci devono accomunare nelle politiche europee. Innanzitutto la costruzione di un sistema di welfare universale, perché quando perdi il posto di lavoro lo Stato non si dimentichi di te. E il rafforzamento dei sistema scuola/università e ricerca  per favorire quell'ìntelligenza creativa che ci può aiutare a uscire dalla crisi. Per fare queste battaglie comuni però c'è bisogno di un luogo dove elaborare le risposte politiche. Insieme dobbiamo costruire quei livelli dove tutte le forze progressiste possano costruire le scelte per il nostro futuro. Non dobbiamo avere paura di cedere la sovranità nazionale. Guardiamo ai giovani e prendiamo esempio. Loro sentono molto più di noi l'identità europea: scelgono i programmi Erasmus, sanno molte lingue, si confrontano in Internet con tutto il mondo. Insomma vivono già da europei. Ecco perché, fatti gli europei, adesso è il momento di fare l'Europa".

 
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