Agenda Genova
Lo scenarioLa crisi odierna e la crisi di Genova degli anni ottanta Negli anni ottanta la fine delle partecipazioni statali ha imposto una ridefinizione del tessuto produttivo dando centralità al mercato e ai processi di privatizzazione. Ciò ha comportato un diverso ruolo della politica rispetto all’economia, passando dall’economia produttiva di stato a una politica orientata alla governance complessiva dello sviluppo cittadino che ha saputo ridefinire la vocazione industriale della città verso una molteplicità degli asset produttivi (porto, industria, turismo, cultura, tessuto PMI). L’attuale crisi finanziaria e la conseguente crisi economica e sociale stanno ridimensionando il ruolo dominante che l’economia aveva saputo imporre alla politica a seguito della globalizzazione e delle diverse deregulation. Si aprono quindi opportunità e spazi importanti di intervento politico nella governance dei mercati, tutto ciò conferisce alla politica grandi responsabilità nell’individuare uno scenario futuro della città, delineando quali asset produttivi sostenere in questo momento di difficoltà e su quali comparti economici investire sia in termini di riqualificazione dell’esistente che di sostegno alle nuove imprese (es. energia, green economy, tecnologie della cultura). |
1 Industria, nuovi settori ed aree.La crisi industriale a Genova L’inadeguatezza delle misure anti crisi e la riforma del mercato del lavoro (riforma del modello contrattuale, mancata universalizzazione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori di piccole e micro imprese e per i precari, scarsità di fondi per cassa integrazione) promossi dal Governo, rischiano di ripercuotersi in maniera ancora più significativa su Genova, data la sua struttura produttiva. La media del numero di addetti per azienda è inferiore al 2%, quindi inferiore a quella nazionale (in particolare rispetto al nord Italia), a sua volta inferiore alla media europea. Questo determina (in maniera più marcata rispetto ad altri territori) una silente e continua emorragia, destinata ad aumentare, di posti di lavoro, senza che buona parte di questi lavoratori possa beneficiare di ammortizzatori sociali. La gravità della crisi economica impone una nuova e avveduta politica economica per lo sviluppo, che contribuisca da una parte a consolidare l’attuale patrimonio industriale e dall’altra individui e favorisca l’insediamento di un nuovi comparti produttivi. Settori che possono crescere insieme alle strategie di politica industriale promosse dalla Comunità Europea, come risposta alla crisi, e già operative negli USA e nelle economie dei più avanzati Paesi europei, volte a favorire l’alto contenuto tecnologico, la sostenibilità ambientale e la qualità occupazionale. 2 Una città polifunzionale: impresa, formazione, prospettive.Una città polifunzionale che poggia il suo sviluppo su tre poli ben definiti, il porto che ambisce a ritornare ad essere “la porta” dell’Europa sul Mediterraneo, il sistema produttivo caratterizzato da poche grandi imprese di eccellenza, da molte piccole e micro e da alcune realtà di ricerca di livello internazionale, il turismo e “l’industria culturale”con un offerta sempre più altamente qualitativa. 3 Logistica ed infrastruttureLo scenario generale, funzione della grande crisi economico finanziaria internazionale, assume connotati peggiorativi per la logistica, potrebbe avere qualche segno positivo se il Governo decidesse di attuare una politica anticiclica investendo in cantieri infrastrutturali con avvio dei lavori nel brevissimo termine. E’ difficile inseguire i dati perché il peggioramento cresce di settimana in settimana e nel contempo si registra un dato di fatto eclatante, siamo in una sorta di “immobilismo” nel quale tutto sembra immutato: si parla del “Terzo valico”, del “Retroporto”, dell’Autoparco, del “Piano del Ferro” in porto, della “Gronda”, del Nodo di S.Benigno, dell’Aeroporto, dei “Pendolari”, ma all’interno di un gigantesco stand by. Le uniche novità vere sono la sparizione di 17 milioni di € per la ristrutturazione delle ferrovie in porto e di 70 milioni di € dell’Accordo di Programma di Cornigliano.Questo è dunque un capitolo particolarmente impegnativo: si coniugano i due termini, Logistica e Infrastrutture, come un binomio, pur sapendo che sono due cose distinte. 4 Welfare parte integrante dello sviluppoSiamo in presenza di una crisi globale che non investe solo l’economia finanziaria ma ha ricadute sull’economia nazionale e locale. Sarà possibile uscirne se verrà messa in atto una politica riformista capace di governare un processo di trasformazione del quadro economico e sociale per affermare una nuova idea di sviluppo ed una forte innovazione sociale. In questo contesto “la questione sociale” diventa centrale per la costruzione di una nuova idea di “cittadinanza” le cui radici devono essere nella solidarietà verso l’altro, nel riconoscimento dell’altro, nella responsabilità, valori questi da assumere come elementi essenziali per l’esercizio dei diritti da garantire attraverso un nuovo welfare nazionale territoriale.
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