7 Il nostro PD
Uno degli aspetti più importanti che in questo anno ha caratterizzato il dibattito interno al nostro partito, e che ancora oggi non è chiarito fino in fondo, è quello inerente la nostra organizzazione e la nostra presenza sui territori, non tanto sulla sua necessità, ma soprattutto riguardo la natura e la cultura che la guida.
L’organizzazione in politica è forma e sostanza: con essa il partito rende visibile, percepibile alla società la sua identità e i suoi valori, la sua natura; se nel ‘900 ciò avveniva, si riconosceva e aveva forza in schemi rigidi, oggi è proprio nelle rigidità non ancora abbandonate, che vi è il maggiore ostacolo ad interpretare i nuovi bisogni.
In una fase come quella attuale dove l’emancipazione delle persone, la loro possibilità di informarsi e conoscere non ha limiti, una forza politica come la nostra, deve avere chiaro che la propria capacità di dare risposte e di costruirvi attorno il consenso necessario, passa per la qualità della partecipazione che è in grado di far vivere.
Questo tema è centrale, perché da come lo si afferma emerge la natura profonda del partito nell’essere o meno aperto a ciò che si muove nella società. E stimolare, accogliere e valorizzare esperienze ed impegno delle persone è fondamentale per costruire un rapporto di maggiore fiducia con la cittadinanza.
Le nostre considerazioni devono partire da qui, dalla diffidenza che i cittadini hanno nella politica e nelle istituzioni, nei partiti e in chi vi milita; una diffidenza che dura da quindici/venti anni e che né la partecipazione al voto, né le vittorie elettorali riescono a superare, perché il quotidiano della pratica politica si sviluppa in gruppi distinti e cristallizzati, talvolta anche poco rappresentativi, poco disponibili al dibattito aperto ed inclini a rimarcare differenze e rivendicare incarichi e visibilità in virtù di esse.
In discussione vi è il nostro essere nei fatti un nuovo partito, nell’essere con credibilità coloro che vogliono una politica migliore e che lo affermano con i loro comportamenti.
Sul tema del radicamento del partito, oltre il dibattito “solido o liquido, con tesserati o no”, vanno affermati strumenti di democrazia diretta capaci di coniugare partecipazione e decisione. D’altronde cosa spinge una persona qualunque a interessarsi, a sentirsi parte se non il poter contribuire a decidere?
Occorre alimentare una partecipazione nuova, più matura, non solo figlia dell’appartenenza ideale ma anche della volontà di considerare positivo il portare le proprie conoscenze ed esperienze nella politica. Una partecipazione che non può essere rinchiusa in correnti, ma che viene valorizzata solo dal confronto e che per questo diventa di per sé formazione alla politica.
Il Partito Democratico deve affermare una cultura politica che scommette sul protagonismo e sull’autonomia delle persone che partecipano, sulla loro capacità di elaborare e fare iniziativa, deve pertanto costruire e valorizzare quei luoghi e percorsi dove questo può avvenire, e da lì far emergere coloro che dovranno rappresentarlo nella società e nelle istituzioni, una rinnovata classe dirigente.
Per questo obiettivo, non per nostalgia ad un certo passato, deve essere un partito organizzato, radicato in tutti i territori d’Italia e nei posti di lavoro, con dinamiche tali però, da non far ritenere la partecipazione una perdita di tempo, ma un impiego del proprio tempo.
In questo senso l’organizzazione con sedi decentrate territoriali, che è la tradizionale presenza dei partiti politici non d’opinione in Italia, non è sufficiente allo scopo. A questa forma bisogna affiancare sedi tematiche, trasversali ai circoli e ai loro coordinamenti, di livello provinciale e municipale, che siano capaci di approfondire e affrontare i problemi, produrre iniziativa.
Partito Democratico sarà se saprà costruire politica dove le persone vivono, misurando sul campo le proprie capacità e la propria rappresentatività, anche affrancandosi dalle dinamiche delle amministrazioni, a volte burocratiche e sorde alle reali esigenze dei cittadini.
Anche il rapporto partito-amministratori si deve liberare dal peso del passato: deve essere nella reciproca autonomia di iniziativa e collaborazione, intendendo l’altro non come unico interlocutore, ma come interlocutore privilegiato.
In coerenza a tutto ciò la segreteria provinciale nel ribadire la centralità dei circoli nella vita del partito e nel sostenere ciò che li rendono soggetti attivi nelle loro realtà, si adopererà per essere sempre più presente, punto di riferimento e stimolo ad una ripresa di elaborazione e iniziativa sulle tematiche più qualificanti per le prospettive di vita e di futuro della nostra città e della nostra provincia.
Propone:
• la costituzione di dipartimenti sulle principali aree tematiche capaci di tenere assieme territori e centro, con l’apporto di tutte le strutture del partito
• la promozione di campagne di dibattito e coinvolgimento di iscritti/e e simpatizzanti sulle principali questioni di livello locale e nazionale
• la messa in rete di tutte le strutture del partito con una maggiore circolazione delle informazioni
• la organizzazione di un “corso di formazione per risorse umane” destinato al gruppo dirigente territoriale.





