Questo pomeriggio, in Consiglio comunale, ho presentato un'interrogazione all'assessore Campora per ricevere informazioni sulla vendita delle otto farmacie comunali di Genova.
Già a dicembre 2017 avevo indirizzato la medesima domanda alla giunta, su quella che però sembrava essere solo un'ipotesi, come confermato allora anche dalla risposta di Campora, che parlava di “rumors”.
L'azienda grazie alla vendita di tre farmacie, avvenuta nel febbraio 2013, alla buona gestione e alla professionalità dei lavoratori è oggi una realtà capace di offrire alla città un servizio capillare, diffuso sul territorio negli otto punti vendita da levante a ponente, dove operano 43 dipendenti che in questi anni hanno saputo intraprendere, con sacrificio e umanità, un percorso di rinnovamento e maggiore efficienza.
Oggi all'assessore ho chiesto innanzitutto se corrisponda al vero la notizia della volontà di vendita delle farmacie comunali da parte dell'amministrazione e quali siano le intenzioni del Comune per tutelare i lavoratori coinvolti.
Credo che una scelta di questo tipo, prima di essere inserita in una delibera, debba venire discussa in Commissione consiliare. I miei dubbi e perplessità rispetto alla vendita delle farmacie comunali non sono frutto di una questione ideologica: ho votato per la vendita di sole tre farmacie comunali nel corso della passata amministrazione, ma in quel caso si trattava di una scelta che serviva a dare una possibilità di rilancio per i lavoratori e migliorare il servizio alla città.
Quel rilancio è avvenuto. Ecco perché oggi la scelta di natura squisitamente politica, così motivata in Consiglio comunale, senza razionalità e analisi, di vendere in blocco tutte le farmacie e quindi un gioiello, un patrimonio che può rendere al Comune, mi preoccupa per le conseguenze sul servizio ai cittadini e sui dipendenti della società.

Alberto Pandolfo, consigliere comunale e segretario Pd Genova