Il decentramento amministrativo è previsto dall’art. 5 della Costituzione, rappresenta uno dei principi fondamentali dell’organizzazione amministrativa e un corollario dell’ordinamento democratico, essendo finalizzato a realizzare la partecipazione effettiva della collettività alla gestione e alla cura degli interessi pubblici, attraverso l’esercizio diretto delle funzioni amministrative.
Nel 1969, con la nascita dei "Consigli di quartiere e di delegazione", contro la deriva anche dell'accentramento fascista iniziata nel 1926 con la "Grande Genova", l'intero territorio comunale genovese fu suddiviso in venticinque unità.
Nel 1978 un nuovo regolamento per il decentramento amministrativo portò alla trasformazione in Circoscrizioni delle delegazioni e dei quartieri e alla prima elezione diretta dei "Consigli di Circoscrizione" con le elezioni amministrative del 21 giugno 1981.
Nel 1997 le Circoscrizioni furono ridotte a nove con lo stesso territorio e denominazione degli attuali Municipi ad esclusione della IV Circoscrizione.
Il 6 febbraio 2007 il Consiglio comunale ha deliberato il nuovo "Regolamento per il decentramento e la partecipazione municipale" che prevede la trasformazione dei Consigli di circoscrizione in Municipi.
La storia serve a far comprendere come il decentramento amministrativo sia nato da un processo caratterizzato da due aspetti fondamentali: la partecipazione democratica diretta dei cittadini e l’opportunità di gestire più da vicino i problemi delle persone con risposte appropriate.
Grazie ai Municipi, oggi i cittadini scelgono i diretti responsabili delle politiche di territorio attraverso i quali si sentono rappresentati davanti al sindaco. Un buon amministratore non può farsi sfuggire l’opportunità data dai Municipi: avere una lettura più puntuale e attenta dei bisogni e nove squadre di amministratori direttamente all’opera sul territorio. Mettere assieme risorse, competenze e peculiarità può far sì che la politica comunale sia una buona politica. Invece oggi segnali preoccupanti denunciano una tendenza all’accentramento che mette in discussione una struttura amministrativa dell’ordinamento democratico.
Fino a ieri un cittadino sapeva che il suo presidente di Municipio aveva le risorse per occuparsi ad esempio dei giardini pubblici, della manutenzione delle scuole e delle strade, dei muri e degli edifici pubblici, del rifacimento della segnaletica. A lui poteva chiedere direttamente, come ai suoi uffici, per ottenere risposte. Le notizie dell’annullamento dei fondi diretti ai Municipi è un grave segnale d’allarme: accentrare non denota mai buona visione amministrativa e, in momenti di particolare fatica, non dimostra la volontà di unire le forze per lavorare assieme. Una buona amministrazione dovrebbe aiutare a fornire risposte sempre più immediate e rispondenti ai diversificati bisogni. Oggi l’amministrazione Bucci ha forse paura di non sapere fare assieme e preferisce il controllo autoritario? Se questo è il timore, la situazione è davvero preoccupante poiché non si segue né il senso della storia del decentramento né il suo valore profondamente democratico, prevale l’essere autoritari rispetto all’essere autorevoli. Speriamo in un veloce ripensamento per il bene della Città che ha bisogno del contributo di tutti, in nome della storia e della Costituzione Italiana.

Cristina Lodi, capogruppo Pd Comune di Genova