I risultati della mostra “Paganini Rockstar” destano forte preoccupazione. L’esposizione ha avuto un numero di visitatori altamente al di sotto delle aspettative rispetto alle mostre precedenti, con solo 45.454 ingressi contro i 200.000 medi delle esposizioni della scorsa gestione quali Van Gogh, Gaugin, Miró, Munch e Kahlo.
La buona riuscita della mostra è stata compromessa da un eccesso di logica di marketing nella ideazione rispetto alla qualità della proposta culturale. Chiediamo quindi che si apra una riflessione sui motivi di questo calo di presenze.
Il danno risulta significativo considerando che questa mostra, a differenza del passato, è stata autoprodotta da Palazzo Ducale, il quale si è assunto il rischio d’impresa (con esisti rischiosi per le casse comunali).
L’organizzazione e gestione di mostre “inhouse” necessita di professionalità altamente specializzate e comprovate.
Il Ducale, se sceglie questo modello di gestione (estremamente difficile da sostenere), dovrebbe assumere professionisti ad hoc capaci di metterlo in atto e affrontarne le complessità. Il nuovo presidente e il suo Consiglio, tranne una singola eccezione, non provengono dal settore storico-artistico, né da quello del mercato dell’arte o della gestione museale, dovrebbero quindi affidarsi a figure professionali capaci.
Duole ricordare un altro tentativo di innovazione nella gestione economica del settore culturale genovese: il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, trasformata in una “location” dove ospitare banchetti per matrimoni, feste danzanti ed eventi privati, azzerando l’apporto culturale e storico-artistico del polo museale e fallendone clamorosamente la gestione economica.
Ricordiamo che l’indirizzo della promozione culturale genovese ha sempre voluto e saputo coniugare due forze: le proposte culturali “bottom-up” provenienti dal ricco humus di piccole associazioni, circoli e realtà territoriali, con le grandi offerte messe in campo dalle istituzioni e dai musei pubblici.
Il Pd Genova è certo che la conoscenza della storia genovese e l’esaltazione della sua cultura siano un vettore da promuovere ed incentivare (come è stato fatto dalle precedenti amministrazioni con iniziative come i Rolli Days), ma riconosce che allo stesso tempo non debbano diventare un mezzo di esaltazione nostalgica del nostro passato, né di ripiegamento e chiusura della nostra città fra le sue belle mura. Genova è sempre stata aperta al mondo: la sua vocazione è la contaminazione di popoli, idee, lingue e culture come dimostrano la nostra arte, il nostro dialetto, la nostra cucina.
Oggi più che mai Genova ha bisogno di questa apertura, di guardare fuori da sé e questo vale tanto per il tema del lavoro e delle infrastrutture quanto per l’importante carburante sociale, necessario alla ripresa economica, che è la cultura.

Alberto Balbi, responsabile Dipartimento Sapere Pd Genova
Elena Putti, segretaria Circolo Pd Albaro