“La maggioranza e il governo hanno bocciato in aula tutti i nostri emendamenti finalizzati a migliorare il decreto per Genova. Quello che uscirà dal Senato sarà un testo che non darà purtroppo risposte risolutive alla nostra città, dopo la tragedia del crollo del Ponte Morandi. Un decreto quando esce dal Consiglio dei ministri è immediatamente in vigore, se questo testo dopo 90 giorni non ha prodotto risultati è perché è stato scritto male, e ci sono volute 77 modifiche rispetto al testo originario. c”. Lo dice la senatrice del Pd Roberta Pinotti, che è intervenuta più volte nell’Aula del Senato. “Con i nostri emendamenti – prosegue Pinotti – volevamo affrontare quattro questioni. La prima riguarda il prolungamento e più risorse per la Cassa integrazione e il sostegno a tutti i lavoratori, prevista ora solo fino a dicembre, quando i problemi non saranno di certo risolti. In secondo luogo abbiamo chiesto l’estensione alla cosiddetta ‘zona arancione’ del sostegno per le attività produttive. Genova è divisa in due, la viabilità è complicata, non è stata colpita solo la ‘zona rossa’, quella del crollo. Per non far morire il tessuto produttivo servono subito risorse alle imprese, ai negozi, ai professionisti. La terza questione riguarda il Terzo Valico: con un ordine del giorno abbiamo chiesto un impegno per lo sblocco del quinto lotto. Il più grande porto del Mediterraneo, quello di Genova, non può fare a meno di quest’opera. Ma anche questo argomento è tabù, nonostante la Lega sul territorio si dica favorevole all’infrastruttura. Infine è necessario garantire al porto le risorse necessarie a sopravvivere fino alla ricostruzione del ponte. Il porto ha già perso il 20% delle tasse portuali, gli autotrasportatori hanno avuto un danno per più di 6 milioni di euro. Il decreto non dà certezze sui tempi di ricostruzione e stanzia pochi soldi. Ci hanno risposto picche su tutto – conclude Pinotti – e se ne assumeranno la responsabilità di fronte ai genovesi”.