Si celebra domani, martedì 18 ottobre 2016, la decima Giornata europea contro la tratta degli esseri umani. Un fenomeno tanto drammatico quanto intollerabile, che coinvolge anche Genova e trova in essa una sua dimensione specifica legata a caratteristiche storiche e geografiche della nostra città.

Non a caso, tra le tante le iniziative in programma per denunciare questa realtà, la consigliera comunale PD Cristina Lodi sarà protagonista all’incontro ufficiale in programma domani alle 17.30 a Montecitorio alla presenza della Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, della Vice Presidente, Marina Sereni, del Ministro alle Pari Opportunità Maria Elena Boschi, nonché di rappresentanti istituzionali e di associazioni internazionali impegnate su questo difficile tema.

“L’invito a intervenire alla celebrazione ufficiale alla Camera è per Genova un importante riconoscimento del lavoro portato avanti in questi anni nel contrastare questa terribile piaga. Ringrazio il Sindaco Doria e gli assessori Fracassi e Fiorini di avermi delegata a intervenire, riconoscendo il lavoro svolto in qualità di presidente della Commissione Consiliare Welfare. Ringrazio la Rete Sunrise, l'Associazione Music for Peace e tutta la rete di associazioni genovesi e gli enti del Terzo Settore che hanno continuato a credere nell'importanza di azioni di sensibilizzazione a favore di una cultura contro la schiavitù di esseri umani. La tratta ancor oggi priva della libertà personale milioni di persone, riducendole schiave dello sfruttamento sessuale, del lavoro, delle economie illegali legate alla droga e ai furti, dell’accattonaggio - spiega Cristina Lodi, consigliera comunale e consigliera Città Metropolitana con delega all'emergenza profughi - . Un fenomeno che viene combattuto con forza e determinazione anche dal Governo Renzi, il  primo ad aver previsto un Piano nazionale contro la tratta. Le indicazioni previste da questo Piano dovranno essere attuate attraverso misure concrete sui territori proprio dai singoli Comuni e in questo caso l’esperienza di Genova e della Città Metropolitana può essere utile. Sicuramente a Genova negli anni c'è stata anche una riduzione dei servizi, soprattutto di accoglienza residenziale delle vittime di tratta. Con il nuovo Piano Nazionale si rilancia l'emergenza con l'auspicio da parte degli Enti Locali dell’attivazione di ancora più risorse  che significherebbero per Genova più possibilità di rifugio e di fuga dalla schiavitù”.

Un’esperienza, quella di Genova, che ha permesso in diversi anni di creare una rete strutturata tra Enti ed associazioni capace di sottrarre al sistema dello sfruttamento più di 1600 persone. Le operatrici accolgono le segnalazioni provenienti dal Numero Verde Nazionale, identificano il soggetto e verificano se si è difronte a vittima di tratta; ne raccolgono la testimonianza per procedere eventualmente a un inserimento in strutture di emergenza e quindi presentare procedere alla presentazione della richiesta di permesso di soggiorno. Inoltre forniscono un costante contatto con le strutture di accoglienza in prima emergenza allo scopo di identificare le eventuali vittime di tratta, raccogliere le loro storie, e verificare, in collaborazione con la Commissione Territoriale SPRAR, la possibilità di inserimento in un percorso di protezione sociale.

Ora questa realtà positiva rischia di dover scrivere la parola fine alla propria storia, per mancanza di finanziamenti. Quelli che non sono arrivati a causa del mancato rispetto, da parte della Regione Liguria, dei termini di scadenza del bando nazionale.

“Ad oggi, dal primo settembre 2016, i servizi nella Città metropolitana di Genova rivolti al contrasto della tratta non son finanziati perché la Regione  Liguria ha presentato  in ritardo il Bando di accesso ai finanziamenti governativi – interviene Alessandro Terrile, segretario PD Genova - . Mancano 135mila euro a copertura delle mensilità da settembre 2016 a dicembre 2016 e per gli undici mesi 2017 in attesa del nuovo bando nazionale. Non possiamo permetterci di negare il diritto alla libertà a persone vittime di un reato tanto grave quanto la tratta. E’ una questione di legalità e civiltà. E deve coinvolgerci tutti, a tutti i livelli istituzionali”.