DOBBIAMO GARANTIRE LAVORO E PROSPETTIVE PER ILVA

Dopo una lunga gestione commissariale ed un periodo di gravi incertezze produttive per l’intero Gruppo, la vicenda Ilva è ad uno snodo decisivo.
Occorre premettere che, in questi anni, chi ha pagato maggiormente il costo della crisi sono i lavoratori attraverso diffusi processi di cassaintegrazione, precarietà delle prospettive, blocco sostanziale della dinamica professionale e salariale dentro l’azienda.
E’ innegabile come il Governo ed i Commissari abbiano concluso transazioni importanti quali l’accordo con la famiglia Riva che permette lo sblocco di notevoli finanziamenti per quanto riguarda la bonifica delle aree di Taranto.
Occorre avere presente il quadro: Ilva deve uscire dalla precarietà delle prospettive della gestione industriale, deve avere una proprietà capace di condurla a rinnovati assetti e ad investire per una nuova efficienza produttiva, sviluppando anche produzioni ad oggi marginalizzate e sacrificate quali la banda stagnata.
Il punto, per noi, è portare fuori dalla precarietà l’azienda; ed occorre riconoscere come in tutta questa vicenda, con limiti obiettivi ed oggettivi, il Governo abbia però fatto la sua parte.
Premesso questo, assetti stabili per Ilva e non prolungamento all’infinito della precarietà, occorre operare alcune riflessioni che sono fondamentali per il giudizio sull’operazione “privatizzazione”.

- Non sono stati resi trasparenti le ragioni per cui si è scelto il gruppo che fa capo a Marcegaglia e non quello che fa capo ad Arvedi. Non è chiaro se le motivazioni sono state di ordine finanziario, di ordine tecnico o qualcosa di altro. Una cosa vogliamo dire in modo chiaro: andava scelta la cordata che  garantiva un più forte radicamento industriale. Gli Enti Locali, la Regione, i Parlamentari, pensiamo debbano dire parole di chiarezza su questo.

- Gli esuberi prospettati creano una situazione di gravi tensioni ed acutizzano problemi di disagio già fortemente presenti tra i lavoratori. Gli esuberi sono ovviamente legati al piano industriale presentato e l’unico modo per ridurli è implementare il piano industriale nelle parti su cui si pensa possa esserci un mercato; su questo punto non si può considerare le proposte degli imprenditori un “prendere o lasciare”. Occorre ridurre il numero degli esuberi attraverso scelte industriali e non creando occupazione fittizia.
Una volta fatto ciò occorre dire con chiarezza cosa è possibile fare per rendere nuovamente gestibile gli esuberi, quali misure di sostegno al reddito e all’occupazione debbano essere attuate. E’ possibile una azione cha aiuti il traghettamento di questi lavoratori verso diverse posizioni lavorative: su questo si gioca gran parte della credibilità del Governo rispetto ad una vicenda che può avere risvolti di grande acutizzazione sociale.

- Per quanto riguarda Genova occorre che sia definita con chiarezza la missione industriale da cui può ripartire ogni ragionamento sui livelli occupazionali. A Genova, dove un processo di ristrutturazione è iniziato molti anni fa, è in vigore un accordo di programma che prospettava il trasferimento a soggetti pubblici delle aree liberabili dalle attività industriali di Ilva e ammortizzatori sociali specifici per quanto riguardava i lavoratori.
A noi pare che sia utile riflettere con rapidità su questa prima parte: aree libere o liberabili e a quali condizioni è possibile cederle a soggetti pubblici o partner industriali.
L’esempio della nuova attività produttiva di Ansaldo Energia fa da segnale positivo per quello che intendiamo.
Partendo dalla situazione definita dall’accordo di programma occorre fare un ragionamento sugli ammortizzatori sociali che riguarda il complesso dei lavoratori Ilva come punto di partenza, poi si vedrà se saranno necessarie misure specifiche per le singole realtà produttive.

Alessandro Terrile, Segretario PD Genova

Max Morales, Resp.le economia