“L’immigrazione va regolata, gestita, non subita. Ma non va neppure vissuta come una minaccia”.
Partiamo da questa frase pronunciata dalla Presidente della Camera Laura Boldrini. Questa frase riassume l’operato del Municipio VII Ponente, in questi giorni convulsi e pieni di affermazioni attribuite e atteggiamenti additati, fioccati in alcuni recenti articoli.
Occorre fare un riassunto di ciò che è accaduto, per evitare di cadere in semplificazioni e strumentalizzazioni.
La popolazione di Multedo, appena avuta la notizia a mezzo stampa dell’arrivo dei migranti nella ex Scuola Contessa Govone, ha reagito facendo diventare una riunione con associazioni una vera e propria assemblea pubblica, ritenendo il Municipio il primo interlocutore politico ed amministrativo con cui interfacciarsi, come è giusto che sia.
In quell’occasione abbiamo deciso di procedere con calma e cautela, poiché anche l’amministrazione più vicina ai cittadini non era stata coinvolta non solo nel processo decisionale ma anche nella gestione di un progetto reale di accoglienza; tema dal quale non ci siamo mai sottratti. Nei mesi precedenti la nuova giunta municipale ha stretto, infatti, collaborazioni e sottoscritto convenzioni con cooperative e realtà, garantendo ai migranti non solo la possibilità di rendersi utili per la collettività ma anche di poter avere una vera possibilità di integrazione, fatta di associazioni di volontariato e momenti di condivisione con i cittadini: i primi a poter rendere fattiva l’accoglienza nell’accezione più alta del termine. Perché non bastano le strutture protette e i dormitori ma occorre creare un tessuto che non produca distanze e che aiuti ad evitare preconcetti.
A Multedo, nonostante l’amministrazione comunale fosse stata avvertita con anticipo della collocazione dei richiedenti asilo, nessuno ha ritenuto opportuno procedere con una condivisione col Municipio che avrebbe potuto portare ad evitare la situazione così come poi si è configurata.
Per fare ciò che nessun altro aveva fatto prima, la giunta municipale ha chiesto a Monsignor Giacomo Martino, responsabile dell’Associazione Migrantes, di incontrare la popolazione, in un’assemblea in cui il presidente Claudio Chiarotti si è frapposto talvolta a momenti di tensione e frasi inopportune da cui abbiamo già avuto modo di prendere le distanze. Don Martino non è stato dunque lasciato solo e tantomeno le istituzioni municipali hanno cavalcato la rabbia delle persone, intervenendo a più riprese per calmare gli animi esacerbati.
Il Municipio, invece, è stato lasciato solo.
Perché se è certo che mai ci sogneremmo di chiamare servitù una comunità di migranti, è pur vero che la decisione è stata calata dall’alto da chi di dovere prestando il fianco a farla percepire come tale.
L’immigrazione va regolata, gestita e non subita, appunto. Perché tale processo di non condivisione ha creato una rottura in quel patto tra cittadini e istituzione a cui noi abbiamo cercato a fatica di porre rimedio, pur non essendone responsabili, ma ritenendo che un’istituzione locale come la nostra avesse comunque il compito di agevolare processi di partecipazione e di conoscenza.
La risposta all’invito di prendere parte alla processione di Multedo, nonostante la prevista contestazione, pur silenziosa, contro la Curia, é stata la dimostrazione del nostro sentire la necessità di fare da garanti in una comunità divisa.
Divisione alimentata da parti politiche che hanno giocato nell’ambiguità di una decisione mai spiegata e mai condivisa. Parti politiche che governano la città, che sapevano della situazione con anticipo, ma che non si sono mai presentate istituzionalmente ai cittadini se non con troppo ritardo, facendo diventare tutto l’accaduto un momento elettorale da cavalcare. Se si ha l’onore e l’onere di governare la città bisogna sapere che c’é un momento per fare campagna elettorale è un momento per governare.
Non abbiamo mai ceduto a istigazioni, né abbiamo mai appoggiato frasi o atteggiamenti razzisti. La sola cosa che ha chiesto il Municipio VII Ponente è stata una chiarezza che non c’è mai stata, nel rispetto dell’istituzione e nel rispetto degli abitanti. Se abbiamo una responsabilità, è quella di aver cercato di promuovere un reale processo di integrazione, spiegando in cosa il meccanismo non ha funzionato. Invitiamo tutti quanti, in particolar modo le altre istituzioni, a fare altrettanto: a prendersi responsabilità davanti alle persone, a promuovere processi partecipati e condivisi con i cittadini. Ad usare quella “intelligenza nell’affrontare i fenomeni migratori” a cui ci richiama il Presidente della Repubblica.

Claudio Chiarotti, presidente e la giunta del Municipio VII Ponente