Senza grandi opere Genova e la Liguria muoiono. Un epilogo che produrrà un effetto domino su tutto il Nord Ovest – di cui Genova è il porto naturale – e in seguito nell’intero Paese.
Subordinare a un’assurda indagine costi/benefici infrastrutture fondamentali come Gronda e Terzo Valico – che, dopo il crollo del ponte Morandi, sono se possibile, ancora più vitali di prima – è un’operazione pretestuosa, che mette in discussione scelte già fatte e migliaia di posti di lavoro.
Il nuovo ponte è indispensabile per far uscire Genova dalla paralisi in cui è versa dal 14 agosto scorso. È urgente fare presto con le demolizioni e con l’iter per la ricostruzione: ma su questo punto il Decreto del Governo approvato alla Camera ha totalmente fallito. A oggi non sappiamo chi realizzerà il nuovo ponte e in quanto tempo. La via più breve sarebbe stata affidare l’opera al concessionario. Ma inspiegabilmente il Governo ha deciso di far pagare il nuovo ponte ai cittadini italiani, rischiando anche di paralizzare i lavori se Autostrade dovesse avviare un lungo e oneroso contenzioso.
Il Terzo Valico è un’opera realizzata per il 40%, a cui mancano il quinto e il sesto lotto per essere completata. Due step conclusivi che il Governo giallo-verde ha messo a rischio bloccando il quinto lotto già finanziato e deliberato dal Cipe e decidendo di non anticipare il sesto lotto. Al cantiere lavorano oltre 2000 lavoratori, più quelli dell’indotto e se non si procede con l’intervento non solo Genova viene tagliata fuori dalle rotte commerciali, ma si apre anche un enorme problema occupazionale.
Il Governo giallo-verde ha deciso di dichiarare guerra anche alla Gronda autostradale, che dopo un lungo e faticoso iter aveva ricevuto tutte le autorizzazioni. È già in corso l’iter per gli espropri, con i relativi indennizzi, e dovrebbero partire le opere propedeutiche entro fine anno. Ma tutto si è bloccato improvvisamente.
Un’altra grande opera fondamentale che ci preoccupa molto è il Nodo ferroviario di Genova, che potenzierà e migliorerà il trasporto di merci e passeggeri. I lavori, già in forte ritardo, si sono fermati per l’ennesima volta e la data di fine cantiere, prevista per il 2021, viene messa in discussione.
Genova e la Liguria, visto anche il momento di estrema sofferenza, non possono permettersi di perdere nemmeno una di queste grandi opere. Ne va del futuro del territorio, ma anche dell’intero Paese.

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