Ancora parole e nessun atto concreto per la città di Genova. L’incontro romano fra le istituzioni locali e il Governo si è risolto con un nulla di fatto e siamo già a 35 giorni dal crollo del ponte Morandi.
Sul commissario dobbiamo aspettare altri dieci giorni. Ma erano già dieci giorni quando è venuto a Genova il Presidente Conte, cioè 4 giorni fa.
Ci saranno due commissari anziché uno: una follia totale, una lottizzazione peggio che nella prima repubblica. Su chi farà il ponte però è ancora buio pesto. Sui tempi di demolizione/ricostruzione peggio che andare di notte.
Toti, che fino a ieri diceva che a fine ottobre doveva finire la demolizione ed entro novembre doveva iniziare la ricostruzione, oggi sostiene che non si possano fare stime sui tempi, visto che non si sa ancora nulla neppure sulla tecnica da adottare per la demolizione. Francamente è una situazione insostenibile.
Se ci sarà la manovra sull’Iva del porto sarà una misura indubbiamente positiva, ma a questo punto vogliamo vedere cosa verrà messo nero su bianco nel decreto, una volta che sarà pubblicato. Nel frattempo rileviamo che una contrazione del Pil genovese del 15%, com’è stato stimato nei giorni scorsi, vuol dire una mazzata sull’economia della città da quattro miliardi di euro. Aspettiamo con ansia di vedere quante risorse concretamente destinerà il Governo all’emergenza Genova.

Il capogruppo Pd in Regione Liguria, Giovanni Lunardon
I parlamentari del Pd Vito Vattuone, Andrea Orlando, Raffaella Paita, Roberta Pinotti e Franco Vazio